30 Luglio 2026

Dente devitalizzato fa male a Lecce? Cause e cosa fare | Studio Odontoiatrico Stere

Dente devitalizzato fa male a Lecce? Cause e cosa fare | Studio Odontoiatrico Stere

Capita in un momento molto preciso: si mastica qualcosa di consistente e un dente già devitalizzato manda una fitta. Oppure il fastidio compare soltanto quando si stringono i denti, quando si tocca una determinata zona o, ancora più stranamente, dopo mesi o anni in cui sembrava tutto stabile. La domanda arriva quasi sempre uguale: “Se il nervo è stato rimosso, perché fa ancora male?”

La risposta è meno contraddittoria di quanto sembri. La devitalizzazione rimuove la polpa infiammata o infetta dall’interno del dente, ma non rende insensibili i tessuti che circondano la radice. Legamento parodontale, osso e gengiva restano vivi e possono infiammarsi, essere sovraccaricati o reagire a un’infezione persistente, a una nuova infiltrazione oppure a una frattura.

Per chi cerca informazioni perché un dente devitalizzato fa male a Lecce, il punto non è indovinare la causa davanti allo specchio. Bisogna capire quando è stato eseguito il trattamento, come si presenta il dolore, se il dente è stato ricostruito in modo definitivo e quali segni emergono dalla visita. Un dolore comparso il giorno dopo la cura canalare non racconta necessariamente la stessa storia di un fastidio iniziato cinque anni più tardi.


 

Ricostruzione tridimensionale di un dente devitalizzato con infiammazione e dolore localizzati intorno alle radici, possibile causa di fastidio dopo il trattamento canalare.

 

Perché un dente devitalizzato può fare male se non ha più il nervo?

Durante il trattamento endodontico vengono rimossi i tessuti pulpari presenti all’interno della camera del dente e dei canali radicolari. I canali vengono poi detersi, sagomati, disinfettati e sigillati. Il dente, però, non è sospeso nel vuoto: la radice è collegata all’osso attraverso il legamento parodontale, una struttura ricca di terminazioni nervose capace di percepire pressione e infiammazione.

Ecco perché un dente devitalizzato può fare male alla masticazione, alla percussione o quando viene caricato. Il dolore non proviene più dalla polpa rimossa, ma può partire dai tessuti attorno alla radice, dalla struttura dentale residua, dal restauro o perfino da una zona vicina che viene percepita come se fosse quel dente.

L’American Association of Endodontists spiega che un dente maturo può continuare a funzionare dopo la rimozione della polpa perché viene sostenuto dai tessuti circostanti. La stessa presenza di questi tessuti vivi chiarisce perché “devitalizzato” non significhi “incapace di trasmettere qualsiasi fastidio”.

Il dolore è un sintomo, non una diagnosi

La parola “dolore” raccoglie sensazioni molto diverse. Un lieve indolenzimento dopo il trattamento non equivale a una fitta improvvisa dopo anni. Un dolore che compare soltanto stringendo i denti è diverso da un gonfiore accompagnato da cattivo sapore. Anche intensità, durata e andamento durante la giornata aiutano a orientare la valutazione.

Per questo non basta sapere che il dente è stato devitalizzato. Occorre ricostruirne la storia: diagnosi iniziale, data del trattamento, presenza di una corona o di una ricostruzione, eventuali traumi, abitudini come il bruxismo e comparsa di nuovi sintomi.


 

Dolore nei primi giorni dopo la devitalizzazione: quando può essere compatibile con il decorso

Dopo una cura canalare, il dente e i tessuti vicini sono stati sottoposti a una procedura clinica. È possibile avvertire sensibilità o indolenzimento nei primi giorni, soprattutto se prima del trattamento erano già presenti dolore, infezione o infiammazione attorno alla radice.

L’American Association of Endodontists indica che il dente può risultare sensibile nei primi giorni e che, se pressione o dolore persistono oltre questo periodo, è opportuno contattare il professionista. Una revisione sistematica sul dolore prima e dopo il trattamento canalare ha osservato una riduzione marcata del dolore nell’arco della prima settimana, pur con differenze tra pazienti e situazioni cliniche.

Come può presentarsi il normale indolenzimento post-trattamento?

In genere viene descritto come una sensibilità alla pressione o alla masticazione, localizzata nella zona trattata e progressivamente meno intensa. Può comparire quando il dente entra in contatto con l’antagonista o quando si mastica un alimento più consistente. Ciò che conta non è soltanto la presenza del fastidio, ma la sua evoluzione: dovrebbe tendere a ridursi, non a intensificarsi giorno dopo giorno.

Quando ricontattare il dentista senza aspettare

Dolore forte o crescente, gonfiore, febbre, difficoltà ad aprire la bocca, comparsa di una fistola sulla gengiva, cattivo sapore persistente o sensazione che il dente “tocchi prima” meritano una valutazione. Anche un dolore che non migliora nei giorni successivi deve essere riferito, perché può richiedere un controllo del dente, del restauro e dei tessuti circostanti.

Non serve trasformare ogni piccolo fastidio in un allarme rosso, ma neppure giocare alla modalità sopravvivenza aspettando che diventi insopportabile. Il decorso va letto, non indovinato.


 

Infografica odontoiatrica sulle cause del dolore a un dente devitalizzato: infiammazione, contatto masticatorio, infiltrazione del restauro, frattura e dolore proveniente da un dente vicino.

 

Dente devitalizzato che fa male alla pressione o durante la masticazione

Il dolore quando si morde è una delle ricerche più frequenti. Il paziente spesso non avverte nulla a riposo, ma sente una fitta quando mastica, stringe i denti o tocca il dente in un punto preciso. Questo schema può avere origini differenti e non permette, da solo, di stabilire se sia necessario rifare la devitalizzazione.

Infiammazione dei tessuti attorno alla radice

Se i tessuti periapicali sono ancora infiammati, il dente può sembrare più sensibile alla pressione. La sensazione può comparire subito dopo il trattamento oppure essere collegata a una lesione che richiede tempo per guarire. Visita, percussione e controllo radiografico aiutano a capire se il quadro stia migliorando o se siano presenti segni che richiedono ulteriori approfondimenti.

Restauro, carico masticatorio e sensazione di “dente alto”

Dopo una ricostruzione, il paziente può avvertire che il dente incontra l’arcata opposta prima degli altri. Il controllo dei contatti occlusali fa parte della valutazione, ma non ogni dolore post-endodontico dipende dall’altezza del restauro e non ogni caso si risolve limando il dente. La letteratura sull’effetto della riduzione occlusale sul dolore postoperatorio presenta risultati non uniformi; per questo il contatto va verificato clinicamente senza trasformarlo in una spiegazione automatica.

Crepa o frattura del dente

Un dente trattato endodonticamente può avere perso molta struttura a causa della carie, di vecchie otturazioni o del danno iniziale. Una crepa può generare dolore quando il dente viene caricato e, in alcuni casi, quando la pressione viene rilasciata. L’American Association of Endodontists sottolinea che le fratture devono essere diagnosticate precocemente e che la possibilità di conservare il dente dipende dalla loro estensione.

Non tutte le linee visibili sullo smalto sono fratture profonde, e non tutte le fratture sono facilmente osservabili. Test di masticazione, ingrandimento, sondaggio parodontale e immagini radiografiche possono essere combinati per ricostruire il quadro.

Il dolore può provenire da un dente vicino

Il cervello non sempre localizza con precisione il dolore dentale. Una carie, una frattura, una pulpite o un problema gengivale su un elemento adiacente possono essere percepiti come dolore del dente già devitalizzato. Prima di intervenire nuovamente sul trattamento canalare, è quindi necessario controllare anche i denti vicini e l’intera area.


 

Dente devitalizzato che fa male dopo mesi o anni

Un dente può rimanere tranquillo a lungo e iniziare a dare fastidio in un secondo momento. In questi casi non si parla più del normale decorso dei primi giorni. Serve capire se il problema nasca dal sistema canalare, dalla ricostruzione, dalla radice, dai tessuti circostanti o da una causa non odontogena.

L’American Association of Endodontists ricorda che un dente trattato può diventare doloroso o malato mesi o anni dopo e che, in situazioni idonee, il ritrattamento endodontico può offrire una nuova possibilità di conservarlo.

Anatomia canalare complessa o non completamente trattata

I canali radicolari possono essere sottili, curvi, ramificati o difficili da individuare. Se una parte del sistema canalare non è stata detersa e sigillata in modo adeguato, i microrganismi possono persistere. Questo non significa che ogni dolore tardivo dimostri automaticamente un “canale mancato”: è una delle possibilità da valutare insieme a immagini, sintomi e storia del dente.

Nuova infiltrazione dalla ricostruzione

Il sigillo coronale è parte integrante del successo endodontico. Una vecchia otturazione consumata, una corona non più stabile, una frattura o una carie secondaria possono permettere una nuova contaminazione dall’esterno. L’AAE include il ritardo del restauro definitivo e la contaminazione attraverso il restauro tra i motivi che possono rendere necessario un nuovo trattamento.

Per questo la devitalizzazione non termina idealmente con la chiusura dei canali. Il dente deve essere ricostruito e protetto in modo coerente con la quantità di struttura residua. Puoi approfondire questo aspetto nell’articolo sul perno in fibra di vetro per il dente devitalizzato a Lecce.

Nuova carie, trauma o restauro danneggiato

Un dente devitalizzato può sviluppare nuova carie, subire un trauma o perdere parte della ricostruzione. La mancanza della polpa non lo rende immune ai problemi che interessano smalto, dentina, radice e materiali restaurativi. Un bordo scuro, una parete spezzata o una corona che si muove sono segnali da controllare anche in assenza di dolore continuo.

Infezione persistente o nuova lesione periapicale

Quando i microrganismi rimangono o rientrano nel sistema canalare, può svilupparsi o persistere un’infiammazione attorno all’apice della radice. Il quadro può essere silenzioso e comparire in una radiografia di controllo, oppure manifestarsi con dolore alla masticazione, gonfiore, fistola o episodi ricorrenti.

Una revisione sistematica ha stimato una frequenza complessiva di dolore persistente pari a circa il 5,3% dopo procedure endodontiche, con risultati molto variabili tra gli studi. Il dato non significa che un dente su venti debba necessariamente essere ritrattato: comprende cause differenti e mostra soprattutto che il dolore persistente è documentato, ma non rappresenta l’esito più comune. La fonte è consultabile su PubMed.


 

Dentista dello Studio Odontoiatrico Stere a Lecce controlla una paziente con possibile dolore a un dente devitalizzato, osservando la radiografia dentale sul monitor.

 

Non sempre la causa è dentro il dente devitalizzato

Questa è una delle parti più importanti e meno intuitive. Il paziente sente dolore “in quel dente”, ma la sorgente può trovarsi altrove. Procedere direttamente con un ritrattamento senza una diagnosi differenziale rischierebbe di lavorare sul bersaglio sbagliato.

Una revisione sistematica sul dolore non odontogeno dopo terapia endodontica ha mostrato che una parte dei dolori persistenti può non dipendere da una patologia del dente trattato. Tra le possibili origini rientrano dolore muscolare riferito, disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, condizioni neuropatiche o dolore proveniente da strutture vicine.

Dolore muscolare o articolare riferito ai denti

Serramento, bruxismo e disturbi dei muscoli masticatori possono creare dolore diffuso, spesso difficile da localizzare. Il paziente può indicare un molare preciso, mentre il problema principale nasce da un muscolo sovraccaricato o dall’articolazione. La valutazione cambia se il dolore aumenta stringendo, compare al risveglio o si accompagna a tensione mandibolare e cefalea.

Problemi dei denti adiacenti

Un dente vicino con carie profonda, polpa infiammata o frattura può simulare il dolore del dente devitalizzato. Test termici e di vitalità sugli elementi circostanti aiutano a evitare diagnosi basate soltanto sulla percezione del paziente, che è preziosa ma non sempre precisa nella localizzazione.

Dolore neuropatico o persistente senza patologia dentale evidente

In una minoranza di casi, il dolore può continuare senza segni odontoiatrici capaci di spiegarlo completamente. È una situazione complessa che richiede prudenza: ripetere procedure sul dente in assenza di una causa dimostrabile può non risolvere il sintomo. Quando necessario, il percorso può coinvolgere professionisti dedicati al dolore orofacciale.

Il messaggio non è che il dolore “sia nella testa”. È reale, ma la sua origine può non coincidere con il punto in cui viene percepito. Cambia la mappa, non la dignità del sintomo.


 

Come viene diagnosticato il dolore di un dente devitalizzato?

La valutazione inizia dal racconto. Quando è comparso il dolore? È spontaneo o provocato? Dura pochi secondi oppure rimane? Si presenta alla pressione, con il caldo, con il freddo o durante la notte? Il dente è stato trattato di recente oppure anni fa? La ricostruzione è definitiva? Ci sono stati traumi o episodi di gonfiore?

Queste domande non sono burocrazia clinica. Definiscono il pattern del dolore e guidano i passaggi successivi.

Esame del dente e dei tessuti circostanti

Il dentista osserva ricostruzioni, margini, presenza di carie, crepe, mobilità e condizioni gengivali. Percussione e palpazione possono evidenziare sensibilità attorno alla radice; il sondaggio parodontale può mostrare tasche localizzate compatibili, in alcuni casi, con una frattura o un problema gengivale.

Possono essere eseguiti test di masticazione e controllo dei contatti occlusali. Anche i denti vicini vengono valutati, perché un elemento vitale con pulpite o una piccola frattura può essere il vero responsabile.

Radiografia endorale

La radiografia endorale permette di osservare lunghezza e densità della chiusura canalare, area attorno agli apici, restauri, carie e altri segni utili. Un’immagine bidimensionale, però, comprime strutture tridimensionali; alcune alterazioni possono non essere immediatamente evidenti oppure sovrapporsi ad altre anatomie.

Imaging diagnostico 3D quando realmente indicato

Nei casi selezionati, una CBCT può fornire informazioni aggiuntive su anatomia canalare, lesioni, riassorbimenti, fratture sospette e rapporti con le strutture vicine. Non è l’esame automatico per ogni dente dolorante e comporta esposizione a radiazioni: viene valutato quando può cambiare diagnosi o pianificazione.

Presso lo Studio Stere è disponibile l’imaging diagnostico 3D a Lecce, utilizzato quando il quadro clinico richiede informazioni tridimensionali che gli esami di base non riescono a fornire in modo sufficiente.

Confronto con vecchie immagini e controlli nel tempo

Quando sono disponibili radiografie precedenti, il confronto aiuta a capire se una lesione stia diminuendo, sia stabile oppure mostri segni di evoluzione. Una singola immagine è una fotografia; la sequenza racconta il movimento della storia clinica.


 

Infografica sul percorso diagnostico di un dente devitalizzato dolorante: valutazione dei sintomi, controllo clinico, radiografia endorale, CBCT 3D e possibili trattamenti odontoiatrici.

 

Quando può servire un ritrattamento canalare?

Il ritrattamento endodontico consiste nel riaprire il dente, rimuovere i materiali presenti nei canali, cercare eventuali anatomie non trattate, detergere nuovamente il sistema canalare e sigillarlo. Non è una devitalizzazione “più forte”: è una nuova procedura eseguita su un dente già trattato, spesso con una complessità maggiore.

Può essere preso in considerazione quando la diagnosi indica infezione persistente o nuova contaminazione e quando il dente presenta condizioni strutturali che ne rendono ragionevole la conservazione. Prima di procedere vengono valutati qualità della radice, quantità di tessuto residuo, restaurabilità, presenza di perni, corone, fratture e condizioni parodontali.

Che cosa accade durante il ritrattamento?

Per raggiungere i canali può essere necessario rimuovere o attraversare la ricostruzione esistente. I materiali canalari precedenti vengono eliminati, gli spazi vengono esplorati e detersi, poi nuovamente otturati. Al termine serve una chiusura coronale adeguata, provvisoria o definitiva secondo il piano.

L’AAE descrive il ritrattamento come una possibile seconda opportunità per salvare un dente che non è guarito come previsto o che ha sviluppato un nuovo problema.

Ritrattamento, chirurgia endodontica o estrazione?

Non sempre il ritrattamento ortogrado è l’unica opzione. In alcuni casi può essere valutata la chirurgia endodontica, che interviene sulla zona apicale della radice. In altri, una frattura profonda, una perdita di struttura non restaurabile o condizioni parodontali sfavorevoli possono rendere più prudente l’estrazione.

La scelta non si decide dal livello del dolore né da una radiografia osservata fuori contesto. Si confrontano probabilità di conservazione, complessità, limiti, alternative e condizioni generali del paziente.


 

Che cosa fare se un dente devitalizzato inizia a fare male?

La prima cosa utile è descrivere il sintomo con precisione: quando è iniziato, cosa lo attiva, quanto dura e se si accompagna a gonfiore o cattivo sapore. Evitare di masticare cibi duri su quella zona può limitare ulteriori sollecitazioni fino alla valutazione, soprattutto se il restauro è provvisorio, danneggiato o il dente sembra fragile.

Non bisogna applicare aspirina, alcol, sostanze caustiche o rimedi aggressivi direttamente sulla gengiva. Gli antibiotici non vanno iniziati autonomamente: non ogni dolore endodontico è causato da un’infezione che richiede antibiotico e, quando il problema è all’interno del dente o del restauro, la terapia farmacologica da sola non rimuove la causa. Le linee guida dell’American Dental Association raccomandano infatti di non utilizzare antibiotici per la maggior parte delle condizioni pulpari e periapicali, privilegiando il trattamento odontoiatrico della causa quando possibile.

Per gli analgesici è corretto seguire le indicazioni già ricevute dal dentista o rivolgersi a un professionista che conosca condizioni di salute, allergie e farmaci assunti. Una guida generica online non può valutare controindicazioni individuali.

Segnali che richiedono maggiore tempestività

Gonfiore del viso o della gengiva, febbre, difficoltà a deglutire o respirare, dolore rapidamente crescente, trauma con frattura, pus o importante limitazione nell’apertura della bocca richiedono un contatto tempestivo con un professionista. In presenza di difficoltà respiratoria o gonfiore che si estende rapidamente, è necessario rivolgersi ai servizi di emergenza.

Non aspettare soltanto perché il dente è già stato curato

A volte si rimanda pensando che “ormai è devitalizzato, quindi passerà”. È proprio il contrario: il trattamento precedente è un’informazione importante, non una garanzia che ogni sintomo futuro sia irrilevante. Un controllo precoce può distinguere un fastidio transitorio da un problema restaurativo, endodontico o strutturale.


 

Radiografia dentale prima e dopo il ritrattamento canalare di un molare devitalizzato con infiltrazione sotto il restauro e lesione periapicale visibile.

 

Proteggere il dente dopo la devitalizzazione

La cura canalare tratta l’interno del dente, ma la parte esterna deve tornare a sopportare masticazione, carichi e variazioni termiche. La ricostruzione definitiva è quindi una fase clinica essenziale. Il tipo di restauro dipende da quanta struttura sana rimane, dalla posizione del dente e dalle forze che riceve.

Una ricostruzione diretta può essere sufficiente in alcuni casi; in altri possono essere indicati un intarsio, una corona o un perno utilizzato per sostenere il moncone quando manca molta struttura. Il perno non rende il dente più resistente per magia e non serve in ogni devitalizzazione: offre ritenzione alla ricostruzione nei casi selezionati.

Controlli e igiene restano necessari

Il dente devitalizzato può sviluppare carie lungo i margini del restauro, problemi gengivali, infiltrazioni o fratture. Spazzolamento, pulizia interdentale e controlli periodici continuano ad avere lo stesso valore degli altri denti, con particolare attenzione alle zone difficili da pulire e ai restauri estesi.

Bruxismo e carichi elevati

Serramento e digrignamento possono aumentare le sollecitazioni su denti già ricostruiti. Se sono presenti usura, dolori muscolari, fratture ripetute o tensione al risveglio, la valutazione non dovrebbe limitarsi al singolo dente: occorre osservare l’intero equilibrio masticatorio.


 

Dente devitalizzato che fa male a Lecce: la valutazione presso lo Studio Stere

Presso lo Studio Odontoiatrico Stere, in Via Giovanni Boccaccio 19 C/D/E a Lecce, il dolore di un dente già trattato viene valutato attraverso anamnesi, esame clinico, controllo dei restauri, test sui denti vicini e indagini radiografiche quando indicate. Il Dott. Nicolò Stefanelli, la Dott.ssa Rosanna Renò e il team dello studio considerano insieme la componente endodontica, restaurativa, parodontale e funzionale, evitando di attribuire ogni dolore automaticamente alla vecchia devitalizzazione.

Il percorso può comprendere monitoraggio, correzione o sostituzione del restauro, trattamento di un dente vicino, ritrattamento canalare o ulteriori approfondimenti. Nei casi in cui il dolore non presenta una causa odontoiatrica evidente, può essere necessario ampliare la diagnosi ad altre strutture del distretto orofacciale.

Anche durante i mesi estivi lo Studio Stere continua ad accogliere pazienti a Lecce per controlli endodontici e dolori comparsi su denti già trattati. Lo studio riceve pazienti provenienti da Lecce, dalla provincia, dal Salento e dalla Puglia; disponibilità e orari possono essere verificati tramite la pagina Contatti.


 

Domande frequenti sul dolore di un dente devitalizzato

È normale che un dente devitalizzato faccia male?

Una sensibilità lieve nei primi giorni può essere compatibile con il decorso post-trattamento, soprattutto se il dente era già infiammato o dolorante. Il dolore dovrebbe però ridursi progressivamente. Se aumenta, dura oltre alcuni giorni o si associa a gonfiore, è opportuno contattare il dentista.

Quanto dura il dolore dopo una devitalizzazione?

Non esiste una durata identica per tutti. In molti casi il fastidio diminuisce nei primi giorni e diventa minimo entro una settimana. Intensità, diagnosi iniziale e condizioni dei tessuti possono modificare il decorso.

Perché il dente devitalizzato fa male quando mastico?

Il dolore alla pressione può dipendere da infiammazione attorno alla radice, contatti masticatori da controllare, una crepa, un restauro danneggiato o un problema di un dente vicino. Serve un esame clinico per distinguere le possibilità.

Un dente devitalizzato può fare male dopo anni?

Sì. Può verificarsi in presenza di nuova carie, infiltrazione, restauro rotto, frattura, anatomia canalare non completamente trattata o nuova contaminazione. Il dolore tardivo richiede una valutazione e non va considerato una normale conseguenza della vecchia cura.

Il dolore significa sempre che bisogna rifare la devitalizzazione?

No. Prima bisogna stabilire l’origine del sintomo. Il problema può riguardare il restauro, una frattura, il dente vicino, i muscoli masticatori o altre strutture. Il ritrattamento è indicato soltanto quando la diagnosi mostra una causa endodontica compatibile.

La radiografia basta sempre?

La radiografia endorale è spesso il primo esame utile, ma non mostra ogni dettaglio. In casi selezionati può essere indicata una CBCT 3D; la scelta dipende dalla domanda clinica e dal rapporto tra informazioni attese ed esposizione radiologica.

Un dente devitalizzato dolorante può essere salvato?

In numerosi casi può essere conservato mediante trattamento del problema restaurativo, ritrattamento canalare o chirurgia endodontica. La possibilità dipende da radice, quantità di tessuto residuo, presenza di fratture, salute parodontale e restaurabilità.

Lo Studio Stere effettua controlli endodontici durante l’estate?

Sì. Lo Studio Stere resta operativo per tutta l’estate, permettendo di richiedere una valutazione senza aspettare settembre; è consigliabile contattare la segreteria per verificare gli appuntamenti disponibili.


 

Presso lo Studio Odontoiatrico Stere puoi trovare una gamma completa di trattamenti odontoiatrici preventivi e curativi.

Se stai cercando un dentista a Lecce per migliorare l’igiene orale, prevenire carie e infiammazioni gengivali o scegliere prodotti domiciliari adatti alle tue esigenze, il team dello Studio Stere può accompagnarti con una valutazione personalizzata. Scopri di più su studiostere.it e prenota la tua visita di controllo.

Logo ufficiale dello Studio Odontoiatrico Stere di Lecce in versione rosa antico per i social media, con simbolo alato e figura femminile stilizzata e scritta STERE Studio Odontoiatrico. Dentista a Lecce, Salento e Puglia — Studio Odontoiatrico Stere, Via Giovanni Boccaccio 19 C/D/E, Lecce — Dott. Nicolò Stefanelli e Dott.ssa Rosanna Renò — studiostere.it

Leggi altri articoli importanti qui: Blog

Visita il sito ufficiale: Studio Stere

Vieni a trovarci: Via Giovanni Boccaccio 19 C/D/E – Lecce

Contattaci ora per una valutazione.

Seguici sui nostri social:

 

Articolo scritto dal Dott. Nicolò Stefanelli – Odontoiatra

Continua a leggere

  • 19 Settembre 2026
    Dentiera rotta: rimedi da evitare prima della valutazione | Studio Odontoiatrico Stere
  • 18 Settembre 2026
    Bite e paradenti sportivo: differenze e perché non sono intercambiabili | Studio Odontoiatrico Stere
  • 18 Settembre 2026
    Tatuaggio da amalgama: come si valuta una macchia grigia in bocca | Studio Odontoiatrico Stere
  • 17 Settembre 2026
    Denti geminati e fusi: perché un dente può sembrare doppio | Studio Odontoiatrico Stere